Quid Magazine

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In occasione della Manifestazione "Luci d'Artista" a Torino, la decorazione non luminosa per interrompere l’ovvio

"Non sono riuscito a fare quasi niente di quello che volevo fare. Va sempre tutto storto e spesso è colpa mia. Eppure avrei un bel carattere se non fosse per gli altri".  Intervista all'artista Roberto Cuoghi.

Come nasce Roberto? Ti sei ispirato a qualcuno, nel senso hai qualche maestro a cui ti rivolgi? O possiamo considerare l’arte di Roberto Cuoghi completamente personale? 

Non ho fatto l’Erasmus e non ho maestri.  Non coltivo amicizie. Ho frequentato scuole pubbliche senza chiedermi perché. Il collegio era una minaccia. Non sfoglio i cataloghi, non vado alle mostre, non mi sono mai iscritto a un workshop e non mi ha mai sfiorato l’idea di andare a vivere a Berlino.

Cos’è per te la bellezza? Esiste ancora?

Esiste, come esiste ancora la salivazione. È uno stimolo e il suo riflesso è il desiderio. Non vedo problemi. Si definisce per confronto finché c’è la bruttezza, che evoca dispiacere, mentre la bellezza pare evochi la dopamina. Più problematico sarebbe oggettivare quel che è ‘carino’.

 

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